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e-Commerce per la competitività

Favorire l’e-Commerce per aumentare la competitività

L'e-Commerce riguarda tutte quelle soluzioni web in grado di gestire i processi commerciali, dalla conoscenza iniziale all’assistenza post-vendita. Una sua maggiore diffusione, non solo verso il mondo consumer, ma anche nella PA e nel B2B, sarebbe un supporto importante per favorire la capacità delle nostre imprese di competere sia sui mercati nazionali che su quelli esteri.

 Intervista ad Alessandro Perego, Politecnico di Milano di Claudio Rorato

alessandro peregoAlessandro Perego, Responsabile scientifico Osservatorio Agenda Digitale Politecnico di MilanoLa tecnologia è un volano per lo sviluppo e la crescita di un Paese. Investire in tecnologia genera riflessi positivi sul PIL. La tecnologia riduce i costi di produzione di beni e sevizi e rende più remunerative le vendite. Sono solo alcune delle affermazioni che, ormai come un postulato, catturano l’attenzione del mondo politico e del sistema economico. Il Decreto Crescita, approvato lo scorso ottobre, va nella direzione di un’adozione spinta delle tecnologie, soprattutto nel mondo della Pubblica Amministrazione.

I provvedimenti a sostegno della banda larga e delle start-up innovative sono sì un passo verso il mondo dell’impresa, ma non si può nascondere che manchino alcuni provvedimenti diretti a dare un ulteriore impulso al sistema economico, soprattutto a quello delle PMI, che costituisce il 95% del tessuto imprenditoriale nazionale.

Tra gli strumenti dimenticati, l’eCommerce è quello che più di altri potrebbe dare una freccia in più da scoccare alle nostre aziende sul fronte della competitività. Ne parliamo con Alessandro Perego docente del Politecnico di Milano e Responsabile Scientifico, insieme a Mariano Corso e ad Andrea Rangone, dell’Osservatorio Agenda Digitale della School of Management dell’ateneo milanese, che ha condotto una ricerca proprio sull’eCommerce.

Giusto per inquadrare l’argomento, a cosa ci si riferisce quando si parla di eCommerce e quali sono i numeri coinvolti? Per dirla con parole semplici, l’eCommerce riguarda quelle soluzioni Internet based in grado di gestire i processi commerciali, dalla conoscenza iniziale all’assistenza post-vendita. Dalla relazione commerciale che lega i fornitori pubblici o privati ai clienti, che possono essere aziende, soggetti pubblici o consumatori finali, si identificano diverse tipologie di eCommerce, con quelle sigle che, per esempio, spesso incontriamo sui giornali: B2B, B2G e B2C. La nostra ricerca si è al momento concentrata solo sulle tipologie in cui il fornitore è un’azienda privata e il cliente può essere sia un’azienda, che la PA che un consumatore finale. Complessivamente l’eCommerce nazionale vale circa 220 miliardi di euro, cioè il 6% circa del transato totale, con un’incidenza percentuale abbastanza simile nelle tre categorie esaminate.

Ma se le cifre sono così contenute, vale la pena richiamare l’attenzione sull’eCommerce? È proprio questo il problema. Siamo di fronte a uno strumento potente, che potrebbe dare grandi risultati in termini di sistema. Lo si può capire proprio confrontando la nostra realtà con quella estera. Nel solo B2C siamo fermi a 10 miliardi di euro, mentre la Francia è a 25, la Germania a 39 e il Regno Unito a 65.

E le proporzioni rimangono le stesse anche per le altre forme di eCommerce. Sarebbe però un errore ridurrlo a mero strumento di vendita attraverso portali web, magari pensandolo come il mezzo per sostenere l’export del made in Italy. Qualche incentivo erogato a pioggia non crea valore al sistema nel suo complesso e, in più, non è il modo per far guadagnare punti nella competitività complessiva.

Possiamo paragonare, allora, l’eCommerce a un iceberg: la parte nascosta, quella meno evidente, è la più consistente. Proprio così. Il mercato va fatto maturare anche dall’interno, non solo pensando alla sua valenza sull’estero. Pensare all’eCommerce significa pensare alla produttività del lavoro – storico punto di debolezza del nostro Paese, almeno da qualche decennio in qua – e non solo alla conquista di mercati. Ritengo che in un periodo di stagnazione o recessione, i canali digitali B2C, B2G e B2B possono essere fondamentali per ridurre i costi legati alle transazioni, aumentare la produttività e contribuire alla riduzione dei prezzi.

Questo significa favorire la competitività delle imprese, sia sui mercati nazionali che su quelli esteri. In questa ottica è importante, quindi, stimolare la fase pre-transazionale, ancora più di quelle transazionali e di pagamento. Faccio un esempio. Una PMI intenzionata ad aprire un canale commerciale via Internet rivolto al consumatore finale italiano o estero – il classico B2C - deve poter maturare prima un’efficace azione di marketing digitale, poi pensare ad aprire il “negozio elettronico”. Infatti, per abilitare la transazione e il pagamento online basta appoggiarsi a servizi internet già esistenti. Ma per far conoscere efficacemente la propria offerta al mercato occorre che il supporto significativo si concentri sulla fase pre-transazionale. Le micro e piccole imprese vanno sostenute con iniziative per la messa a punto della strategia di internazionalizzazione e con progetti di collaborazione con i provider, attraverso convenzioni o contratti quadro, in grado di facilitare l’adozione di soluzioni commerciali e di spingere le imprese, soprattutto quelle meno dotate di cultura e mezzi, verso i mercati digitali.

Cosa fare, quindi, per “mettere in circolo” l’eCommerce, nelle sue varie declinazioni? Per il B2C e il B2B, oltre alla predisposizione di adeguate strategie di marketing digitale e la partecipazione a portali di aggregatori già esistenti, sarebbe senz’altro utile avere incentivi fiscali per la digitalizzazione del ciclo ordine-pagamento. Meglio se a questo si aggiunge anche la conservazione sostitutiva dei documenti che, tra l’altro, faciliterebbe anche la lotta all’evasione fiscale. L’integrazione del ciclo ordine-consegna-fatturazione- pagamento può accrescere l’efficienza nelle relazioni commerciali tra imprese e tra imprese e consumatori. Penso a quelle filiere del Made in Italy, come la moda, l’arredo, la meccanica o l’alimentare, che, se opportunamente spinte verso soluzioni di integrazione, addirittura di B2B2C, ne potrebbero trarre importanti benefici sia sul mercato nazionale che estero.

Sicuramente l’introduzione della fatturazione elettronica verso la PA darebbe un impulso notevole allo sviluppo di questa situazione. Su questo fronte, invece, è urgente aumentare sia il numero degli enti che utilizzano le piattaforme elettroniche per gli acquisti, che le categorie merceologiche di beni e servizi inserite nelle convenzioni e negli accordi quadro di Consip e delle centrali regionali. I benefici conseguibili non sarebbero solo monetari, ma anche in termini di trasparenza, rendendo più difficili i fenomeni collusivi e di corruzione che, oltre ad alterare le condizioni di competitività, costano in termini quali-quantitativi all’intera collettività.

 grafico ecommerce

Fonte: ICT4Executive

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